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| | Comunicato del Comitato di Presidenza di Confindustria Forlì-Cesena | |
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Il Comitato di Presidenza di Confindustria Forlì–Cesena intende esprimere le sue forti preoccupazioni circa l’impatto sull’economia del territorio della crisi finanziaria che stiamo attraversando e richiama, con decisione, l’attenzione del sistema finanziario locale alle necessità delle imprese in questo difficile momento.
In primo luogo, evidenziamo un allungamento dei tempi di risposta alle richieste di finanziamento dei nostri imprenditori, che sono, quindi, compressi tra la mancata tempestività delle delibere e le quotidiane ed indilazionabili esigenze imposte da un mercato sempre più globalizzato e sempre più veloce nelle proprie dinamiche. La conseguenza pratica, è che i fornitori non riescono più a sopportare slittamenti temporali alle rimesse di loro spettanza, e si viene, così, ad innescare una involuzione del rapporto commerciale che impedisce l’approvvigionamento delle risorse tale per cui, nonostante gli ordinativi rechino segnali confortanti, la produzione, spesso, ne risulta compromessa.
A questa già difficile situazione si aggiunge, sia l’aumento generalizzato del costo delle materie prime (fortemente penalizzante in alcuni settori come quello delle costruzioni), sia il forte aumento dei tassi di interesse praticati nei finanziamenti, che, nonostante bassi livelli degli indici di riferimento (Euribor), sono alimentati da “spread” applicati dalle banche in molti casi cresciuti del 100% rispetto ad alcuni mesi fa. L’effetto è una diminuzione dei già ristretti margini delle aziende ed un “appesantimento” dei bilanci, che determinano la riduzione dei “rating” e, quindi, dell’“appeal” che le medesime hanno quando si rapportano con il mondo del credito.
Riscontriamo, inoltre, le difficoltà dei nostri associati a gestire in maniera efficace e positiva i rapporti con quegli Istituti le cui delibere di finanziamento sono demandate al di fuori del territorio; la ridotta flessibilità nelle procedure, viene vissuta in modo estremamente negativo dalle nostre aziende, che ci segnalano diverse velocità di funzionamento delle relazioni tra chi dialoga con Istituti locali e chi, invece, con Istituti a dimensione nazionale.
Non condividiamo l’atteggiamento di alcuni Istituti Finanziari che valutano in modo aprioristico determinati settori economici, in quanto riteniamo non debba essere, invece, generalizzata la scarsa propensione a sostenere alcune realtà solo per il fatto che le stesse appartengono a questo o a quel settore d’attività; non è, infatti, immaginabile un economia che viva solo di determinati settori e possa fare a meno di altri. Se le difficoltà sono maggiori in alcuni settori è giusto che vi sia, in quella direzione, maggiore prudenza nella concessione del credito, ma richiediamo che l’analisi vada fatta considerando l’unicità di ogni singola operazione e di ogni singola azienda, cercando di valutare se esistono soluzioni appropriate per il superamento delle criticità finanziarie.
Sentiamo l’esigenza di una maggiore attenzione nella gestione delle situazioni di crisi aziendale; è necessario considerare con il dovuto rispetto gli sforzi che gli imprenditori fanno quando si pongono, in modo trasparente, a confronto con gli Istituti di Credito, dimostrando collaborazione e volontà di risanare l’azienda anche con pesanti sacrifici personali e familiari, dando la propria disponibilità a seguire le onerose richieste che gli pervengono per effetto delle farraginose procedure di risanamento. Alcuni Istituti tendono a “standardizzare” e burocratizzare queste pratiche, che, invece, a nostro avviso, vanno curate con una speciale attenzione, poichè non si tratta “solo” di recuperare un credito incagliato, ma di valutare le possibilità di risanare sistemi che coinvolgono spesso la vita di famiglie, imprenditori e dipendenti di più generazioni.
Chiediamo che siano, adeguatamente, valorizzate ed accompagnate le propensioni alla capitalizzazione delle imprese, che evidenziano attenzione allo sviluppo e permettono alle diverse realtà aziendali di distinguersi in termini competitivi.
Riteniamo che vadano incoraggiate e sostenute le iniziative poste in essere da alcuni Istituti di Credito, che tendono ad accompagnare finanziariamente i processi di aggregazione aziendale che realizzano “contratti di rete” finalizzati alla creazione di strategie sinergiche in ambito economico, internazionale e gestionale.
Consideriamo estremamente strategico sostenere le richieste di nuovi investimenti industriali, poiché è solo grazie all’impulso di tali iniziative che il nostro territorio potrà portarsi fuori dall’attuale situazione di stagnazione.
Riteniamo che vada evidenziata, ai nostri interlocutori bancari, la ricerca spasmodica di ampliamento delle garanzie accessorie richieste per i finanziamenti; è comprensibile che la mitigazione del rischio sia ricercata dagli Istituti, tuttavia, l’eccessivo utilizzo di tale strumento può generare distorsioni che non giovano ad un equilibrata gestione dei rapporti ed alla corretta allocazione della funzionalità delle garanzie. Il Confidi, ad esempio, è uno strumento di forte impatto sull’economia territoriale, ma richiedere continuamente allo stesso l’aumento delle soglie di copertura al fine di frazionare, cautelativamente, il rischio di ogni singola operazione, rischia di ingessarne l’operatività e di non permettergli di esercitare quel ruolo essenziale e positivo che ha nello sviluppo economico del nostro comprensorio.
I recenti accadimenti economici che hanno contraddistinto il nostro territorio (il commissariamento della Cassa di risparmio di Rimini, il fallimento della Sapro, le rilevanti passività economiche dell’aeroporto, le crisi gestionali di importanti società immobiliari) contribuiscono ad alimentare le nostre forti preoccupazioni per una ulteriore restrizione creditizia.
Siamo consapevoli come molte delle nostre preoccupazioni derivino e si riflettano nelle difficoltà gestionali che le banche stanno vivendo in questo momento, ma riteniamo che tali difficoltà non possano essere superate senza una comprensione delle reciproche necessità e senza il comune obiettivo di continuare a fornire liquidità e competitività al sistema economico locale.
Alzare i tassi e limitare gli affidamenti possono essere esigenze che sistemano i bilanci delle banche, ma solo in un’ottica di breve periodo e con la conseguenza di dare un colpo di grazia ad un’economia territoriale che è in grande difficoltà.
Dobbiamo essere consapevoli che il momento è difficile per tutti, ma che da questa crisi si esce solo con una forte unitarietà del sistema e con la consapevolezza che i sacrifici vanno ripartiti. Senza questa consapevolezza, non c’è nessuna possibilità di cogliere gli elementi positivi che, talvolta, timidamente emergono nel contesto economico territoriale.
In questo quadro, si esprime l’esigenza che, da questa unitarietà di obiettivi, non si sottraggano le Pubbliche Amministrazioni, chiamate e sollecitate, al pari degli imprenditori e delle Banche, ad assumere un ruolo di maggiore responsabilità, sia rispetto al presente che al passato.
Questo territorio ha sempre goduto della propria capacità di affrontare congiuntamente e senza nevrotiche tensioni, le problematiche economiche. Il prevalere dei particolarismi e degli interessi di parte, farebbe svanire una delle qualità più importanti che negli ultimi anni siamo riusciti ad esprimere.
E’ necessario, quindi, lavorare tutti insieme con serietà e trasparenza affinché la nostra economia possa nuovamente essere presa d’esempio, attraverso la concreta espressione di un concetto condiviso da tutti: “una sola voce per l’economia”.
Cesena, 27 ottobre 2011
| | La Voce - Venerdì, 28 ottobre 2011 |
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